Beh, per un appassionato di storia come me questa è una notizia molto interessante. Ne avevo già sentito parlare mesi fa, ora invece siamo giunti quasi in dirittura d’arrivo. Clint Eastwood, il noto attore e regista americano (sua la mano di successi come “Mystic River” e “Million Dollar Baby“) si è cimentato in un’impresa abbastanza controversa. Ha infatti realizzato due film sulla battaglia di Iwo Jima, uno degli scontri più sanguinosi avvenuti nel Pacifico tra le forze USA e quelle giapponesi. La particolarità sta nel fatto che i due film sono visti da due prospettive completamente diverse. Il primo (Flags of Our Fathers) racconta la storia degli uomini che piantarono la bandiera rappresentata in quella foto, e ovviamente tratterà maggiormente il punto di vista americano. Il secondo film invece (Letters from Iwo Jima, precedentemente noto come Red Sun, Black Sand - un titolo secondo me più appropriato) racconterà la battaglia dalla prospettiva giapponese, ed è basato sulle lettere che i soldati giapponesi (e lo stesso comandante in capo, il generale Tadamichi Kuribayashi) inviarono in patria durante la battaglia.
Il film è stato girato principalmente in Islanda: al di là delle differenze climatiche infatti, l’Islanda è uno dei posti più simili all’isola originale, che essendo di origine vulcanica è caratterizzata da sabbie nere prodotte dalle eruzioni. Negli USA ovviamente è sorto un aspro dibattito riguardo alla duplice natura del film: molti conservatori infatti si lamentano del fatto che si voglia dare una sorta di “dimensione umana” alla battaglia mostrando anche il punto di vista del “nemico”. Nella realtà la battaglia fu molto importante perchè il suo andamento determinò in misura sensibile la decisione di utilizzare le armi atomiche sul Giappone: la vittoria USA infatti fu pagata a carissimo prezzo perchè la guarnigione giapponese (circa 21.000 soldati) rifiutò di arrendersi e combattè fino all’ultimo sangue: gli americani ebbero 7000 morti e 19000 feriti, mentre soltanto 216 giapponesi furono catturati vivi.
L’isola infatti apparteneva, per la sua vicinanza geografica, al cosiddetto territorio sacro giapponese, il perimetro che i nipponici avrebbero difeso con estrema abnegazione e sacrificio dagli invasori. Gli USA quindi concludettero che un eventuale sbarco sul territorio metropolitano giapponese (operazione Olympic) si sarebbe risolto in un bagno di sangue di immani proporzioni (Un documento interessante a questo proposito può essere trovato qui).
Essendo questo post dedicato ai film, mi dò una botta in testa e smetto di fare le mie considerazioni storiche.
In attesa dell’uscita nelle sale, potete sfogliarvi l’album fotografico del set. Oppure potete guardarvi uno dei trailer qui riportati! Buona visione!
Flags of Our Fathers, first theater trailer





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